tradimenti
Ragazza dell'amico
Antonr
23.08.2025 |
305 |
3
"Mi accarezzò piano, quasi volesse prenderne le misure, e il sorriso compiaciuto che le attraversò il volto mi fece capire che il gioco stava solo iniziando..."
Questo racconto riprende fatti realmente accaduti e per correttezza userò nomi fittizi..
Era la notte del 15 agosto, una di quelle che sanno di libertà e di attese infinite. Ci trovavamo a una festa in campagna, circondati da musica, risate e bicchieri che si riempivano senza sosta. A un certo punto qualcuno propose di andare al mare per vedere l’alba, e l’idea prese subito piede.
Io, Lorenzo, avevo deciso di usare la mia auto per accompagnare Marco, il mio migliore amico, e la sua ragazza Giulia, una bellezza minuta dal viso angelico e dagli occhi che sembravano sapere più di quanto dicessero.
La prima a salire con me fu lei: doveva passare a prendere il costume. La aspettai in macchina e quando tornò indossava un pareo leggero che lasciava intravedere il tessuto sottile del bikini. Il seno piccolo e sodo tendeva il reggiseno, mentre i fianchi si muovevano sotto il tessuto umido che le aderiva. Si accomodò accanto a me con un sorriso che non dimenticherò facilmente.
Poi fu il mio turno: rientrai in auto in boxer aderenti e t-shirt, ancora con la pelle calda della festa. Infine andammo a prendere Marco.
Fu allora che Giulia, con un tono innocente e birichino insieme, mi chiese di lasciarle provare a guidare la mia nuova auto. Marco era rimasto a casa a prendere i suoi indumenti, quindi eravamo soli. Per passare dal lato passeggero a quello di guida, si strusciò inevitabilmente contro di me: un attimo fugace, ma sufficiente a farmi percepire il calore del suo corpo e il profumo dolce della sua pelle. Finsi indifferenza, ma dentro di me qualcosa si accese come una fiamma improvvisa.
Seduta al volante, con un sorriso divertito, cercò di ingranare. A un certo punto rise, abbassandosi per cercare un infradito scivolato sotto il sedile. «Puoi prenderlo tu?» mi chiese, e mentre mi chinavo allargò le gambe per farmi spazio. Fu allora che notai lo spostamento del suo slip sotto il costume: un dettaglio fugace ma rivelatore. Quando rialzai lo sguardo, Giulia scoppiò in una risata trattenuta, divertita dalla mia espressione sorpresa. Quel sorriso mi rimase addosso come una lama sottile: sapevo che c’era molto di più dietro il suo viso angelico.
Pochi minuti dopo Marco risalì in macchina, ignaro di tutto. Io ero ancora in boxer aderenti, e nonostante cercassi di dissimulare, il tessuto tradiva l’eccitazione che mi scorreva dentro.
Arrivati alla spiaggia prendemmo un box, un paio di sdraio e un ombrellone. Marco, stanco e brillo per i festeggiamenti, si lasciò cadere sulla sdraio e crollò in un sonno profondo. Io decisi di andare a rinfrescarmi alle docce.
L’acqua fredda mi scivolava sulla pelle quando, poco dopo, sentii un rumore accanto a me. Giulia era entrata nella doccia vicina. Con gesti apparentemente casuali, iniziò a spostare il costume per lavarsi meglio: lo tirava di lato, lo abbassava leggermente, lasciando intravedere più di quanto fosse necessario. I suoi capezzoli, induriti dall’acqua, facevano capolino attraverso il tessuto sottile, e lo spettacolo era così evidente che il mio corpo reagì senza esitazioni.
Anche lei se ne accorse. Con un mezzo sorriso abbassai lo sguardo verso il mio costume, che ormai aderiva mettendo in mostra la mia erezione. Continuò a lavarsi con calma, ma i suoi occhi restavano incollati a me.
«Vado a mettermi qualcosa di asciutto nel box… se ti va, raggiungimi.» sussurrò, voltandosi appena prima di uscire.
Non c’era bisogno di altro. La seguii.
Appena la porta del box si richiuse alle nostre spalle, Giulia si voltò verso di me con quello stesso sorriso malizioso. L’innocenza dei suoi lineamenti era un velo sottile: dietro c’era una donna che sapeva perfettamente cosa voleva.
«Sei stato bravo a seguirmi senza fare troppe domande…» mormorò, lasciando cadere il pareo e restando in piedi solo con il costume umido che le aderiva.
Io mi avvicinai, il cuore che batteva forte, combattuto tra il desiderio e il pensiero di Marco che dormiva a pochi metri da noi. Ma quando le nostre labbra si incontrarono, quel pensiero svanì. Giulia rispose al bacio con una passione che mi fece dimenticare tutto il resto.
Le mie mani esplorarono il suo corpo minuto, scivolando sotto il tessuto sottile. I suoi capezzoli si indurirono subito al mio tocco e lei gemette piano, mordendosi il labbro per non farsi sentire fuori.
«Non immagini da quanto lo volevo…» sussurrò, spingendomi a sedermi sulla panca di legno e inginocchiandosi davanti a me.
Con un gesto rapido mi abbassò il boxer aderente, e quando vide la mia erezione il suo sguardo si accese di desiderio. Mi accarezzò piano, quasi volesse prenderne le misure, e il sorriso compiaciuto che le attraversò il volto mi fece capire che il gioco stava solo iniziando.
Giulia era ancora in ginocchio, le mani che accarezzavano piano la mia erezione, gli occhi fissi nei miei. Sorrise maliziosa e sussurrò: «Molto meglio del mio Marco…» prima di avvicinare lentamente le labbra. Il calore della sua bocca mi fece gemere piano, ma non le concessi di avere il controllo troppo a lungo.
Le afferrai i capelli e la tirai su con decisione, baciandola con foga. Lei ansimò sorpresa, ma subito rispose al bacio con la stessa intensità. La spinsi contro la parete del box, il corpo minuto che si inarcava sotto la pressione del mio, e le mani che correvano a stringere il suo seno piccolo ma sodo.
Con un gesto rapido spostai il costume di lato e infilai la mano tra le sue cosce: era già calda, bagnata, pronta. La sentii tremare quando un dito affondò in lei, e con l’altra mano le bloccai il polso sopra la testa, costringendola a lasciarsi andare completamente.
«Ti piace essere presa così, vero?» le sussurrai all’orecchio, mordendole piano il lobo. Lei annuì senza riuscire a parlare, il respiro spezzato.
Non resistetti oltre: la girai, premendola con il petto contro la parete del box, e abbassai di colpo il costume, lasciandola nuda davanti a me. Con una spinta decisa la penetrai, il suo gemito soffocato dalla mano che le portai sulla bocca.
Il ritmo aumentava, i colpi profondi rimbombavano tra le assi di legno. Ogni volta che affondavo, lei cercava di indietreggiare per prenderne di più, e questo non faceva che eccitarmi ancora di più. Le presi i fianchi e la costrinsi a stare ferma, decidendo io il ritmo, lento e crudele all’inizio, poi sempre più veloce fino a farla tremare.
A un tratto la tirai indietro, spingendola a sedersi sopra di me sulla panca. La presi per i fianchi e la guidai, costringendola a cavalcarmi al mio ritmo, tenendola stretta fino a che il suo seno premeva contro il mio petto. Ogni suo gemito mi arrivava in bocca come un segreto proibito.
«Adesso ti voglio come piace a te…» le mormorai, facendola piegare in avanti. Una mano la teneva ferma, l’altra guidava lentamente, preparando l’ingresso proibito che sapevo desiderava. Lei gemette più forte quando la penetrai piano, stringendo i pugni per trattenere l’urlo. Non le diedi tregua: una volta entrato, dettai io il ritmo, spingendo fino in fondo e stringendola contro di me.
Giulia era persa, si toccava da sola mentre la dominavo, il suo corpo scosso da ondate di piacere. Quando venne, fu un orgasmo violento, che la lasciò tremante tra le mie braccia. Poco dopo la seguii anch’io, esplodendo dentro di lei con un piacere che mi tolse il respiro.
Restammo un attimo in silenzio, i corpi caldi e sudati, consapevoli di aver superato un limite che non avremmo più potuto ignorare. Poi ci ricomponemmo in fretta, trattenendo a stento le risate nervose. Marco dormiva ancora sulla sdraio, ignaro di tutto.
Quando uscii dal box, Giulia mi lanciò uno sguardo rapido, intenso, che diceva molto più di qualsiasi parola. Era la promessa che quella non sarebbe stata l’ultima volta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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